"Sarà il Gruppo Editoriale l’Espresso il partner italiano dell’Huffington Post Media Group per editare la versione nostrana del famoso blog fondato nel 2005 da Arianna Huffington, Kenneth Lerer e Jonah Peretti.
L’accordo, chiuso ieri sera, prevede una joint venture al 50%. Appena costituita la nuova società editrice si comincerà a lavorare per mettere in piedi la redazione e a cercare il direttore. Il lancio del nuovo prodotto editoriale è previsto entro la fine del 2012.
Per il Gruppo Espresso il motivo di fondo dell’alleanza sta nell’occasione di avere un partner di grande competenza e forza sulle piattaforme tecnologiche che sono alla base dello sviluppo e del successo nel business digitale".

Bella notizia, per carità. Basterebbe farci capire chi influenzerà chi. Se sarà l'Espresso a rappresentare al meglio l'Italia reclutando una valanga di collaboratori da pagare una miseria oppure se sarà l'Huffington, come già successo, ad asfaltare ogni diritto lavorativo. 

Ben vengano nuove realtà, purché si lascino altrove i vecchi vizi del mercato del lavoro giornalistico italiano. Ma mi sa che pure stavolta faremo scuola.
Il perché qui.

E perché dovrebbe interessarci qui.


Il direttore del Gazzettino Roberto Papetti ha chiesto scusa per la pubblicità incautamente apparsa sul giornale il giorno dopo il naufragio della Costa Concordia. Questa la risposta ad un'email di una lettrice. 
"Cara lettrice, purtroppo qualche volta il diavolo fa le pentole e anche i coperchi. Per capire ciò che è accaduto occorre conoscere alcuni aspetti tecnici. Molte pagine di pubblicità arrivano in stampa seguendo un percorso parallelo a quello delle altre pagine del giornale: ciò significa che la redazione e la direzione conoscono il nome dell'inserzionista, ma non i contenuti della pubblicità.

Quando accadono tragedie come quella della Concordia si verifica che non ci siano inserzioni inopportune: se c'è stato un incidente aereo, per esempio, si rinviano eventuali pubblicità che promuovono viaggi o compagnie aeree. Cosa che è stata fatta anche sabato ma, ahinoi, quella pagina risultava, come in effetti era, una pubblicità di confetti, della crociera in premio nulla sapevamo. Quando ce ne siamo accorti era troppo tardi: il giornale era già stampato.

Quindi, per rispondere alla sua domanda: certo che si doveva evitare quella pubblicità, purtroppo, per le ragioni che ho cercato di spiegare, non è stato possibile. E di ciò mi scuso con tutti i lettori".


Succede pure a Luigi De Magistris. Intendo di trovarsi di fronte a figuracce incredibili dovute a persone che gli gravitano attorno (anche se pure lui non scerza). 
In queste ore sui social network si può seguire la vicenda nata da un articolo di un giornalista precario su Repubblica Napoli in cui si "stanava" l'auto del sindaco di Napoli in sosta vietata durate una visita istituzionale (la nota dei Giornalisti Precari Campani spiega tutto). Lui si arrabbia, Repubblica replica. Fin qui tutto nella norma, più o meno. 
Lo scandalo vero, però, arriva quando un membro dello staff comunicazione di De Magistris scrive su Facebook quanto segue: 


Se non si legge bene c'è scritto questo: "i precari sono un po' come la manovalanza armata nella criminalità organizzata.. spesso cade su di loro il peso di un problema che solo alla fine inconsapevolmente solo rappresentano. Loro sono intercambiabili, morti o arrestati c'è sempre chi li sostituisce".

Un'imbecillità di cui ci si dovrebbe solo vergognare. Che non ha alcun senso anche solo pensare. 

L'intervento del presidente dell'Ordine dei Giornalisti Iacopino è, giustamente, piccato. 
"Le affermazioni del collaboratore del sindaco di Napoli qualificano chi le ha fatte e chi, nell'amministrazione, rimarrà in silenzio e non ne prenderà le distanze in maniera netta. Frasi come queste rappresentano una sorta di semaforo verde proprio per l'evocata criminalità organizzata e le sue azioni che anche a Napoli hanno già visto vittime troppi giornalisti. L'informazione è un diritto dei cittadini. Non basteranno volgarità o irresponsabili e insultanti paragoni a fermare quanti onorano con il loro lavoro quotidiano, spesso oscuro e poco retribuito, il dovere di raccontare a Napoli anche le verità scomode per questo o quello".
Tu Quoque, giggino?

Update 17 gennaio. Si moltiplicano gli interventi su questa vicenda ma, al momento, De Magistris non ha detto una parola.
Altroconsumo spiega come moversi per chiedere il risarcimento danni alla Costa Crociere 

"Altroconsumo aderisce al Comitato naufraghi e mette a disposizione sul proprio sito www.altroconsumo.it lettere tipo e informazioni ai consumatori di diverse nazionalità.

I passeggeri hanno diritto al risarcimento dei danni alla salute (morte o lesioni), dei danni ai bagagli e alle cose trasportate, degli altri danni patrimoniali (ad esempio, il costo della crociera, le spese a terra dopo il naufragio etc.), dei danni da vacanza rovinata, dei danni morali (qualora siano accertate responsabilità penali, quali disastro o lesioni colpose).

I limiti previsti dalla legge - il Codice del Turismo d.lgs.79/2011 e le Convenzioni internazionali applicabili - oltre che dallo stesso contratto di viaggio della Costa Crociere, sono:
  • danni alla persona 500.000 euro;
  • danni alle cose 20.000 euro;
  • altri danni 50.000 euro.
I passeggeri devono provare l'entità del danno, in particolare alla persona e alle cose. Oltre a conservare il contratto di viaggio, bisogna raccogliere tutta la documentazione possibile relativa alle eventuali lesioni subite (certificati medici) e ai beni persi o danneggiati (scontrini fiscali, fotografie, testimonianze).

Il diritto al risarcimento dei danni alla persona si prescrive in 3 anni, per i danni a cose in un anno. È consigliabile comunque inviare il più presto possibile alla Costa una raccomandata AR con la richiesta di risarcimento dei danni, allegando tutta la documentazione disponibile e riservandosi la quantificazione definitiva.

Inviare copia della raccomandata AR anche ad Altroconsumo, che valuterà iniziative di tutela collettiva a favore dei passeggeri".

Un giorno nel Pd dovranno dirci chi studia le campagne di comunicazione.

Il Post ha pubblicato una bella galleria delle mappe realizzate da Yanko Tsvetkov create in base agli stereotipi. Personalmente sto ancora ridendo. Ve le consiglio

Capisco le esigenze pubblicitarie ma magari qualche volta si potrebbe far prevalere il buon senso e il buon gusto. 

(foto di @matteowolk su Twitter)


Mi sono occupato, visto che era partita da Civitavecchia, di quanto accaduto all'isola del Giglio alla Costa Concordia. Riporto anche qui le testimonianze di alcune persone che erano nulla nave. 

CIVITAVECCHIA - Sono arrivati scaglionati nel corso della mattinata i circa 250 naufraghi (di tutte le età e nazionalità) della Costa Concordia affondata all'Isola del Giglio. Tutti ospitati in due hotel, Mediterraneo e De La Ville.

La paura e la stanchezza erano ben impressi sui loro volti. Lo si capiva dai due gemelli di undici anni che, avvolti in una coperta, hanno pianto dall'inizio alla fine. Dall'immagine paradossale di alcuni passeggeri con addosso ancora gli abiti da sera perché, quando è avvenuto il "fattaccio", erano alla cena inaugurale del viaggio.

"Mia figlia si è sposata ieri - ha raccontato una signora della Sardegna - e abbiamo fatto la festa sulla nave approfittando anche per un bel viaggio. Invece nel giro di qualche ora siamo passati dai brindisi al rincorrere una scialuppa di salvataggio. Lei ha perso anche il vestito da sposa. Un'esperienza agghiacciante". Praticamente tutti hanno perso tutto: vestiti, documenti, soldi e oggetti vari. Ma c'è anche chi vive queste ore con una grande apprensione come i due coniugi della Corea del Sud che per tutta la mattinata hanno cercato di avere notizie di due nipoti, anche con l'aiuto dei rappresentanti dell'ambasciata del loro paese giunti sul posto.

C'erano pure alcuni membri della Costa Crociere che hanno coordinato i passeggeri distribuendoli tra i vari hotel e fornendo loro vestiti e farmaci. La rabbia, però, per i problemi durante i soccorsi a bordo della Concordia era praticamente unanime. "Il Titatic - ha tuonato un ragazzo spagnolo - è affondato nel 1912 e dopo un secolo ci siamo ritrovati nella stessa identica situazione. Nessun membro dell'equipaggio sapeva cosa fare. Le scialuppe non scendevano e c'era una calca incredibile. E poi come si fa ad affondare in quel modo con tutti gli strumenti tecnologici che esistono?"

Update del 16 gennaio. È molto interessante la versione fornita su IlPost da Katia Keyvanian membro dell'equippaggio della Costa Concordia. Ecco uno stralcio.
"Abbiamo tirato su in lancia un sacco di ospiti che erano finiti in mare, e mentre spogliavamo una ragazza bagnata per coprirla con la coperta termica, un ospite ci faceva un filmino con il telefonino!!! VERGOGNATEVI!!! abbiamo lanciato un salvagente in mare, e mentre tiravamo su un altro signore, io con la corda legata al polso per fare forza, e tirare su, un signore che fa la foto!! VERGOGNATEVI!!! abbiamo dovuto gestire un branco di pecoroni allo sbaraglio, e poi vengono a dire che noi siamo stati incompetenti??! VERGOGNATEVI!! mentre ero inclinata a fare uscire le persone che spingevano, e urlavano, poco alla volta nelle lancie, un uomo grande e grosso ovviamente pax, con la sigaretta in bocca. Quando gli ho chiesto “ma che caz.. sta facendo, fuma in questo stato, inclinati, al buio, con il carburante che potrebbe uscire!!” la risposta è stata “mi serve per lo stress”!!!!!!!!!!!!! ho una sola parola da aggiungere, prima di perdere il treno…"
A questo aggiungo poi come su Libero.it per tutta la giornata di ieri apparisse in homepage la notizia del naufragio avvenuto a Civitavecchia. Notizia, ovviamente, errata. 
Sulla vicenda di Giovanni Tizian è nato un sito in cui si può aderire alla campagna. Ecco l'indirizzo: http://www.iomichiamogiovannitizian.org/