Riporto uno stralcio dell'articolo di oggi su www.corriere.it che potete leggere interamente qui.


Il sottosegretario dell'Interno Francesco Nitto Palma ha riferito sugli scontri di mercoledì tra studenti «rossi» e «neri» a Roma. Per l'esecutivo, l'operato delle forze dell'ordine in quel frangente è stato «ispirato a criteri di equilibrio e prudenza, cercando di tutelare la libertà di espressione e la sicurezza e l'incolumità pubblica». Il sottosegretario all'Interno ha voluto precisare che gli «scontri più duri a piazza Navona sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista» e che gli agenti non sono intervenuti direttamente a piazza Navona durante i primi momenti di tensione tra «rossi» e «neri» per evitare di acuire le ostilità.

Ammesso e non concesso che sia andata veramente così. Nessuno, però, ha ancora spiegato come mai a piazza Navona (isola pedonale) fosse entrato indisturbato e alla presenza delle forze dell’ordine un furgone con dentro decine di persone armate di bastoni, cinte e catene.




QUESTO E' IL RESOCONTO DEGLI SCONTRI DI PIAZZA NAVONA DI IERI DI CURZIO MALTESE APPARSO OGGI SULLA REPUBBLICA. NELL'ARTICOLO SI RIPORTA UNO STRALCIO DELL'INTERVISTA RILASCIATA NEI GIORNI SCORSI AL QUOTIDIANO NAZIONALE DA COSSIGA. OGNUNO NE TRAGGA LE CONSEGUENZE.


"AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile.



Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi. Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove. Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata".



Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci.



"Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse. Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire". Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra".



Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto". Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato.



Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".



È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati". Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo.



Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra. Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra.



Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.



A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".

Da Repubblica.it

10:36 Senato, approvato il dl Gelmini

Il Senato approva, in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola con 162 a favore, 134 contrari e tre astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non è stato modificato dai senatori e ora è legge.


Qui il testo completo del Decreto.


Anche stavolta ce l’hanno fatta. Hanno fatto come gli è parso e piaciuto utilizzando l’escamotage del Decreto Legge. Nessuna discussione, nessuna possibilità di trovare un punto d’incontro. S’è votato e basta. Si taglia e basta.


Perché il problema più grande è che questa riforma non è una riforma è solo una manovra per far cassa. Si taglia da tutte le parti aggiungendo qua e là qualche provvedimento come l’educazione civica (che c’era anche prima ma nessuno la faceva), il grembiule, il 7 in condotta.


La scuola ha bisogno sì di una riforma (non tanto le elementari che funzionano abbastanza mi sembra) ma di una riforma seria e definitiva che non subisca ogni legislazione le influenze dei cambi di colore politico o gli schiribizzi del ministro di turno. Con l’Università si è passati dal Vecchio Ordinamento al Nuovo (3+2) al Ciclo Unico. Un caos inutile.


Nella scuola italiana ci sono problemi da risolvere: i baroni all’università, professori non sempre preparati ecc... Economicamente il problema si palesa come tipicamente italiano. La scuola è come un tubo. Proprio così. Un tubo pieno di falle in cui passa un flusso di soldi pubblici che disperde energie. Le disperde negli istituti con 150 bidelli e 7 studenti, le disperde nelle Università con tre iscritti e 40 professori. Dunque, invece di tagliare ancora sulla ricerca e in generale su tutti perché non intervenire prima di tutto su quelle falle?


La verità è che serve un provvedimento vetrina, tanto per far vedere che si fa qualcosa per di più negando (vedi la questione dei tagli) ciò che c’è scritto nel decreto.


Un po’ come per la sicurezza con l’arrivo di 3.000 soldati nelle strade concomitante con il taglio dei fondi alle forze dell’ordine nella Finanziaria. Un intervento che serve per far scena, per risolvere qualche scippo.


Ma, visto che si parla di criminalità e che il grande problema dell’Italia è la criminalità organizzata perché il Governo in questi sei mesi non ha ancora trovato il tempo di istituire la Commissione Parlamentare Antimafia?



Ecco chi ha scatenato gli scontri a Roma: teste rasate, bastoni tricolore. Giudicate voi. (foto www.repubblica.it)





Ve lo ricordate Zoro, alias Diego Bianchi? Ne avevo già parlato qui raccontandovi, e facendovi vedere, le puntate di Tolleranza Zoro, il programma che realizza su You Tube colui che è considerato uno dei migliori bloggers italiani.


E anche stavolta non si è smentito creando una puntata ad hoc sulla manifestazione organizzata dal Partito Democratico. Una puntata ripresa e trasmessa da "Parla con me" lo venerdì sera. Godetevela.







ANNUNCIO: SUPERATE LE 15.000 PAGINE VISITATE E I 9.000 VISITATORI DEL ROMPIBLOG. GRAZIE A TUTTI!!!!!!!
E' semplicemente una meraviglia...
Silvio Berlusconi ieri sull'intervento della polizia nelle scuole.


Silvio Berlusconi oggi: "Polizia negli atenei? Mai detto. Sono i giornali che, come al solito, travisano la realta".


Meno male che c'è You Tube.
Ma si, oggi facciamoci due risate e riflettiamo con Caparezza.



Vieni a ballare in Puglia


La mia parte intollerante


Il Secondo secondo me



Vengo Dalla luna



Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)



Iodellavitanonhocapitouncazzo



Fuori dal tunnel

Sono giorni intensi per l'opposizione di questo paese. Il Pd si è piazzato su Sky e sul web con la sua tivù, www.youdem.tv e lo stesso hanno fatto i Comunisti Italiani con Pdcitv.


Armato di santa pazienza mi sono addentrato in un zapping politico. Partiamo da You Dem Tv. L'idea, sia ben chiaro, non è malvagia solo che nella prima giornata c'era il verde del simbolo del Pd che imperversava ovunque. Una scenografia smeralda che otteneva come unico risultato quello di un inquietante riflesso verde sugli ospiti, soprattutto su Veltroni: Walter Visitors... Nei giorni seguenti mi sembra che il problema sia stato risolto.



Il sito è pieno di video e interviste alcune interessanti (oggi c'era Andrea Camilleri) altre un po' meno come quella di Antonio Conte allenatore del Bari... I video non sono embedded, cioè non si possono trasportare sul proprio blog sullo stile di You Tube. Sulle trasmissioni non posso ancora esprimere un giudizio completo perché mi sono addormentato al secondo minuto...



Più vivace, almeno nei colori, la neonata webtv dei Comunisti Italiani. Diverse le sezioni (dalle news, ai reportage ecc...) in cui la redazione carica i video. Ad accoglierti c'è il messaggio di benvenuto di Oliviero Diliberto che dice: “mai con l'Udc”. Al primo impatto è più divertente di You Dem anche se l'indirizzo, www.pdcitv.it, sembra il titolo di un romanzo di Federico Moccia...


Ambiente, questo sconosciuto. La questione che vede l'Italia al centro della disputa con il resto d'Europa sulla riduzione delle emissioni di Co2 fornisce ampi spunti di riflessione. Una riflessione che si conclude sostanzialmente con due soluzioni: vergognarsi o prendersi per il culo.


Bene io prenderò vergognosamente per il culo... Già, perché il bello di tutta questa storia sta nelle dichiarazioni del Governo italiano. “Abbiamo nove alleati dalla nostra parte” ha detto. Lo scontro con Bruxelles è sulle cifre: l'Italia stima un costo per l'economia di 25 miliardi di euro l'anno per ridurre le emissioni di Co2, per Bruxelles invece il costo è tra 9 e 12 miliardi.


Ora, a parte il fatto che l'Unione Europea è composta da 27 nazioni, il che rende il gruppetto guidato dall'Italia alla stregua di un circolo della bocciofila, la cosa meravigliosa è andare a vedere chi sono i partner di Berlusconi.


Eccoli: Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania.


Wow, complimenti. Che gruppone... Tutte insostituibili colonne del Vecchio Continente di cui il 95% dei parlamentari ignorava fino a qualche giorno fa l'esistenza sulla cartina geografica.


Ve lo immaginate Berlusconi e la Prestigiacomo che di fronte al resto d'Europa dicono: “noi abbiamo i nostri alleati!”. Meraviglioso.


E' come la scena di Totò con il genrale Nazista: “io avere carta bianca!” “E ci si pulisca il cu......!!!!!”


Dopo la prima volta su Repubblica, quella successiva su National Geographic è successo di nuovo. Una mia foto (vedi sopra) è finita sul sito di Repubblica nella sezione "Il mare d'autunno". Cliccate qui per vederla. Niente di che, per carità. Se poi volete farvi un giro sul mio fotoblog basta cliccare sul link alla destra dello schermo.