Mentre infuria la "Papi-mania" su Macchianera e mentre Massimo Gramellini sforna un mitico "Buongiorno" su La Stampa ripercorrendo la poesia manzioniana del "5 Maggio" versione Silvio - Veronica l'attenzione è andata su Misha Lerner.

Ci cazz'è Misha Lerner? Vi chiederete voi. Stessa domanda che si è fatta Condoleezza Rice quando, giunta in vista all'università di Stanford, s'è vista mettere in difficoltà da un ragazzino di nove anni che in tutta tranquillità le ha chiesto numi sulle torture americane e soprattutto sul waterboarding (l'annegamento simulato).



Io lo voglio a capo del Pd.
Certe frasi, dette da certe persone fanno effetto. Fa effetto, ad esempio, la risposta data da Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, ieri sera a Otto e Mezzo alla domanda se esista davvero il pericolo del fascismo in Italia. Sotto trovate l'intera puntata e se volete ascoltare lo spezzone dallo stesso Scalfari si trova intorno al trentesimo minuto.

"Per fortuna non solo il solo a fiutarlo, siamo in parecchi. Dico subito che non si tratta di fascismo, non si tratta di fascismo per il semplice fatto che le condizioni attuali non consentono un fascismo come lo abbiamo conosciuto noi. Io non fiuto, è davanti ai nostri occhi. Noi siamo sulla strada, già avanzata, di una democrazia autoritaria, i due termini purtroppo a volte possono andare insieme, cioè centrata sulla dittatura della maggioranza. E questo non va bene".




Certe cose, lette in inglese hanno ancor più il sapore del grottesco. Riporto uno stralcio di un articolo apparso sul Times sulla vicenda Berlusconi - Lario in cui si fa riferimento alla famosa battuta del premier a Mara Carfagna che provocò la prima lettera della Lario nel 2007. La definizione english della Carfagna è memorabile.

"In January 2007 Ms Lario published an open letter in La Repubblica demanding a public apology from her husband after he flirted with showgirls at a television awards ceremony and praised the beauty of Mara Carfagna, a former topless model who is now his Minister for Equal Opportunities. This came a year after he phoned nine adult sex lines to conduct an impromptu pre-election opinion poll".

di ANDREA BENEDETTI MICHELANGELI*


Non è per fare una sviolinata al mondo dei blogger e neanche all'amico Damiano, che ha la cortesia di ospitarmi e il merito di avere aperto e tenere vivo questo spazio. Però è un fatto che se si vuole leggere qualcosa di vero, magari di scomodo, se si vuole lanciare un dibattito, se c'è il desiderio e l'interesse di approfondire qualche argomento spinoso, il modo migliore è rivolgersi ai blog.




Questo perché la stampa del nostro Paese, che Freedom House ha giustamente declassato a "parzialmente libera", colorando l'Italia di giallo (in Europa solo la Turchia vanta lo stesso colore, mentre in tutte le altre nazioni brilla il verde: bel "primato"), è sempre meno libera, più controllata. Di regime, per dirla con un termine che rende al meglio l'idea. E anche quella che un briciolo di autonomia lo ha mantenuto, ha comunque sempre meno voglia di "disturbare il manovratore".




Certo, c'è ancora qualche giornale di frontiera ("Il Manifesto" per esempio), ma è talmente etichettato e in ogni caso talmente schierato, che lanciare e alimentare un dibattito scevro da appartenenze e preconcetti risulta impossibile. Benvengano i blog, dunque. Non solo: crescano, si sviluppino. Specie tra le nuove generazioni, lontane non tanto dal mondo dell'informazione (fosse una scelta voluta non sarebbe nemmeno da biasimare), quanto piuttosto dal bisogno di informarsi.




E' su spazi come questo creato da Damiano che si può sopperire al deficit di democrazia da cui è sempre più affetta l'Italia. "Fogli" telematici in cui si possono trovare notizie inedite, proporre argomenti, effettuare denunce, in cui si può interagire. E magari dare vita a una rete di contatti, a uno scambio di idee e di informazioni che bypassi l'informazione ufficiale, eterodiretta, quasi sempre propagandistica, e sia la base per una nuova società civile, più consapevole e capace di farsi largo da sola. Capace di riconquistare squarci di democrazia, di partecipazione che man mano stanno venendo meno.




Chi frequenta questo e altri blog, perciò, non si limiti a visite per così dire "private". Li utilizzi. Intervenga, proponga, soprattutto li pubblicizzi. Inviti amici e conoscenti a guardare, prendere parte, confrontarsi. L'unione fa la forza, recita un celebre adagio. In questo caso occorre essere in tanti per maturare una nuova coscienza, civile in primis, che aiuti l'Italia a uscire dalla realtà virtuale, dalla fiction in cui è precipitata. Dobbiamo farlo per noi che ci viviamo e che l'amiamo e in particolare per le generazioni che verranno.




*Andrea Benedetti Michelangeli è un giornalista professionista del Messaggero




Accolgo con molto piacere l'intervento di Andrea e ritengo molto importante che una delle strade da seguire per il futuro dell'informazione libera di questo paese arrivi da un giornalista, da un professionista dell'informazione. Personalmente resto, in quanto appartenente (seppur in qualità di semplice pubblicista e collaboratore) alla categoria giornalistica, convinto del ruolo che i mezzi d'informazione possono avere nella creazione di una società civile consapevole e matura. I blog, la partecipazione delle persone, però, possono e devono aiutare il giornalismo italiano ad uscire dall'autoreferenzialità in cui vive sin dagli albori della sua storia e che lo hanno condotto a quella "libertà parziale" di cui parla Freedom House. Di fronte ad un giornalismo che non riesce più ad entrare nella quotidianità dei cittadini, devono essere i cittadini ad irrompere con fermezza nelle redazioni.




E questo blog vuole e desidera che anche voi esprimiate la vostra opinione in merito. Nessuno vi sbatterà la porta in faccia.




Damiano



Ogni giovedì la trasmissione NoveUndici, che va in onda tutti i giorni dalle 9 alle 11 su Idea Radio (www.idearadio.net), parla di blog. I conduttori della trasmissione sono Claudia Ungaro e Tindari Barbera. Il "blogger" sarei io...

In questa puntata: Generazione 1000 Euro



Su questo argomento mi sono espresso più volte con un intervento articolato che potete rileggere qui. Mi preme, però, sottolineare un ulteriore fattore che sancisce l’anomalia del nostro Paese per quanto concerne la stampa. In Italia si percepisce l’assenza di un editore puro, cioè di un editore che viva di editoria e basta. Questo non accade e non è mai accaduto. Ogni organo d’informazione di caratura nazionale è controllato o da politici, o da imprenditori con interessi politici o da banche, industrie ecc... fino ad arrivare al Parlamento che controlla la Rai. Situazione paradossale visto che, semmai, dovrebbe essere la stampa a controllare l’operato della politica.

Ciò ha comportato da un lato l’inevitabile sindrome da “schiena a 90°” che tanti, non tutti, ma tanti giornalisti hanno e dall’altro la tendenza dei quotidiani della carta stampata a rivolgersi prevalentemente all’elite del potere. Ne sia una dimostrazione lampante la presenza al limite del morboso della politica nelle pagine dei giornali. Colonne e minuti di dichiarazioni che per i cittadini e i lettori, che come diceva Indro Montanelli “sono i veri datori di lavoro del giornalista”, non servono assolutamente a nulla.

Tutto questo, senza dimenticare che ad acuire questo scenario, già di per sé complesso, è sopraggiunta l’enorme precarietà nel mondo del giornalismo con giovani spesso in possesso di semplici collaborazioni che rendono ancor più vulnerabile il giornalista di fronte alla moda italiana della querela facile.

Se si tiene a freno un giornalista professionista, con un buono stipendio e magari la copertura legale da parte della testata, cosa dovrebbe fare un collaboratore pagato a pezzo che l’avvocato se lo deve pagare da solo?



L'Italia finisce colorata di giallo. Proprio così. Freedom House, l'organizzazione americana che dal 1980 sonda lo stato della libertà d'informazione in 195 paesi nel Mondo, ha pubblicato il report del 2009.

In questo report si evince come il nostro paese sia stato declassato a paese "parzialmente libero", colorato di giallo nella cartita che vedete qui sopra. L'unico paese dell'Europa Occidentale insieme alla Turchia. Che figurone, non c'è che dire. L'unica macchia gialla in un mare verde... Quanto alla motivazione, eccola qui:
"Nonostante l'Europa Occidentale goda a tutt'oggi della più ampia libertà di stampa, l'Italia è stata retrocessa nella categoria dei Paesi parzialmente liberi, dal momento che la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e a causa dell'eccessiva concentrazione della proprietà dei media".

Gira su Facebook ed è veramente esilarante. Altra opera di Seth Mac Farlane, creatore dei Griffin...


Sul perché esista il Primo Maggio ne parlai un anno fa in un post, se siete curiosi potete andarlo a rileggere.

Quanto a oggi non mi resta che augurare una buona festa dei lavoratori a tutti, soprattutto a chi vive di co.co.co, co.co.pro., co.co.unpaiodipalle...