Quello che sta succedendo a Genova, e che è successo pochissimi giorni fa, ci fa domandare per l'ennesima volta come sia possibile che ad ogni pioggia torrenziale in questo paese si faccia poi la conta di morti, distruzione e danni. A me, scusate, ma non sembra normale.



Questa mattina a Omnibus su La7 è successo 'o parapiglia. Il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto durante la pausa pubblicitaria ha offeso la giornalista de La Stampa Antonella Rampino.

Questo racconta LaStampa.it

Durante il dibattito Antonella Rampino ha affermato che per il bene dell'Italia Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro e lasciare spazio a un governo tecnico. Alla risposta di Crosetto («la prossima volta si faccia eleggere»), la giornalista ha risposto: «Ma voi fate eleggere le spogliarelliste del premier». La conduttrice ha rinviato il dibattito a dopo la pubblicità, ma quando si è tornati in studio Antonella Rampino ha spiegato l'accaduto: «A telecamere spente Crosetto mi ha detto: "L'argomento che devo usare con te lo sai qual è… E’ che a te non ti spoglierebbe nessuno"». «Abbi il coraggio di dirlo in diretta - ha detto la giornalista rivolta al sottosegretario -. Questo mostra che la tua cultura è esattamente quella di tutto il centrodestra». 

Poi, però, dopo Crosetto si è scusato. Che dolce eh?

Vedete, il fatto che nel 2011 molti dei nostri politici non abbiano ancora compreso bene come ti devi muovere con i mezzi di comunicazione moderni conferma la necessità di un rinnovamento. O almeno la necessità di dotarsi di consulenti di comunicazione degni di tale nome. Quello che Alemanno ha fatto con Repubblica, ovvero non rispondere solo ai suoi giornalisti dopo l'editoriale del caporedattore di Roma Giuseppe Cerasa, è una di quelle minchiate ad effetto boomerang clamorosa. 
Il perché è semplice. Primo: non parlando a Repubblica non si fa altro che fargli ulteriormente pubblicità. Secondo: un sindaco della capitale che si comporta in questo modo è semplicemente ridicolo. Ricevi attacchi secondo te pesanti? Rispondi, quereli ma non metti in scena questo teatrino degno della peggiore squadretta di calcio di serie Z. (Il video lo trovate qui) Terzo: continuando ad ignorare i riflessi dei social network e della rete si ottiene come risultato che il video di Repubblica sta facendo il giro di mezzo mondo, mentre quasi tutti il commento di Cerasa non l'hanno letto... 



"Paese che vai, giornalismo che trovi" è adesso acquistabile presso diverse librerie (che aumenteranno nel corso del tempo) e anche online. 

In rete è possibile acquistarlo su:
- Bol

In libreria, invece, è attualmente a:

- Roma presso libreria Imprevisti e Probabilità
- Civitavecchia presso Libreria Dettagli e Galleria del Libro
- Santa Marinella presso Libreria Il Filo di Sofia

"Mi interesso di parecchie cose, e non sono entusiasta di nessuna. Indosso vestiti costosi. Fumo sigari Robert Burns. Bevo di preferenza Sherbrook Rye e ginger ale. Leggo molto senza metodo: cioè, ho un mio metodo, ma non è ortodosso. Non ho fretta. In breve, vivo la mia vita (l'ho vissuta, almeno, sin dal 1937) suppergiù nel modo in cui scrivo questo primo capitolo dell'Opera Galleggiante".

L'Opera Galleggiante - John Barth 
Non aggiungo altro.

Sul Post.it pubblicano una galleria fotografica delle immagini di Associated Press che hanno fatto la storia del fotogiornalismo. Alcune sono famosissime ma quella che pubblico non la ricordavo. Dalla didascalia si legge: "Un iracheno cerca di rassicurare suo figlio di quattro anni in un centro di raggruppamento di prigionieri di guerra vicino a Najaf, circa 160 chilometri a sud di Baghdad, in Iraq, 31 marzo 2003. (AP Photo/Jean-Marc Bouju)".

Ecco, la forza di un'immagine sta tutta qui. Puoi guardarla per la prima volta o vederla e rivederla in continuazione ma non smetterà mai di prenderti a pugni nello stomaco.
Sul blog l'ho raccontato già tempo fa. Nel 2010 con un racconto "Destinazione Terracina" sono arrivato secondo al concorso "Si Scrive Terracina" all'interno del Tbf. Da qualche settimana il racconto si trova in una raccolta che appena possibile vi dirò dove si può trovare. In più grazie agli organizzatori mi ritrovo per le mani il video della premiazione. 

Avevo qualche chilo in meno, ma tant'è. 





Me ne torno casa con le cerchie vuote e le pive nel sacco. Riemergo al mondo dopo settimane monocromatiche trascorse nel candido bianco di Google+. Ogni tanto, però, butto un occhio perché vista l'aria che tira possibile che lo chiudano al termine di questo post.

Wired.it ha raccontato la vicenda di Steve Yegge, punta di diamante di BigG, che proprio sul suo account di Google+ s'è lasciato sfuggire come giudichi sostanzialmente questo social network un'immane minchiata.

“Google+ è l’esempio del nostro totale fallimento nel comprendere l’importanza delle piattaforme, dai piani alti del potere agli ultimi anelli della catena lavorativa. Nessuno di noi è stato in grado di capirlo. La regola d’oro delle piattaforme è che «Eat your own dog food» (un modo di dire delle società che significa usare i propri prodotti, ndr.). In questo senso, la piattaforma di Google+ è un tentativo patetico”. E ancora: “ Google+ è un progetto pensato senza lungimiranza, nato sull’errata convinzione che Facebook ha successo perché è un grande prodotto. Ma questo non è vero. Facebook ha successo perché si è saputo costruire attorno tutta una costellazione di prodotti”.

A dir la verità era un posto riservato alla "cerchia", termine dal retrogusto massonico con cui si indicano le varie categoirie in cui puoi dividere i tuoi contatti su Google+, dei dipendenti interni. Lui, invece, per errore l'ha postato all'universo mondo. Scusandosi prontamente il giorno dopo.
Ora, il fatto che uno dei cervelloni di Google sbagli a postare uno status su un social network che loro stessi hanno creato è un po' come vedere Carlo Cracco che brucia una frittata. Per carità, può succedere a chiunque, però kekkaiser.

Al di là di questo, però, non è che la mia esperienza a G+ sia degna di nota. M'iscrivo con curiosità e alla fine mi ritrovo circondato da un bianco paradisiaco che campeggia ovunque. Automaticamente mi gratto, non si sa mai. Il funzionamento sembra piuttosto simile a Facebook a parte la possibilità di vedere video insieme ad amici della cerchia. E poi c'è la cerchia, appunto. Vaghi per l'homepage e alla fine ti ritrovi di fronte a dei cerchi, roba claustrofobica e pure un po' inquetante. 
Li devi riempire con persone che conosci. "Ma dove cazzo stanno però?" ti domandi. Mica tutti gli amici hanno G+. Cerchi, scavi, domandi e alla fine ti ritrovi con sole tre testine in un cerchio. Altri sono vuoti mentre gli zebedèi cominciano a riempirsi e decidi che forse è meglio abbandonare il bianco per tornare al colore. 

Giudizio finale (potete farci quel che volete): potrebbe avere pure delle potenzialità ma non credo, a meno di un miracolo, che possa ripetere il successo di Facebook il cui merito principale è stato anche quello di avvicinare al concetto di social network persone di una fascia d'età che generalmente con il web avevano poca dimestichezza. E non è così scontato che si passi velocemente da un social all'altro. 

Ma io non sono Yegge. Quindi... 
  
Ciro Pellegrino fa giustamente notare la leggera incoerenza dell'Idv che, battendosi contro il precariato, cerca dieci stagisti aggratise. 

"Viene da chiedere se per certe formazioni politiche come Idv il precariato è una iattura o una opportunità. E infatti, lo stiamo chiedendo via web, facebook, twitter.
Non basta manifestare da indignati. Comunque sia spero di cuore che Idv chiarisca ufficialmente la sua posizione.

AGGIORNAMENTO (18.30) dopo una telefonata.
lo stage non è retribuito, prendono 10 persone perché le fanno lavorare a rotazione uno o due giorni a settimana full time, il percorso (lo ha chiamato così) sarebbe di due anni a step di 6 mesi ciascuno. alla fine dovrebbero rilasciare un attestato".

Update delle 10.16. Il Corriere.it sembra aver fatto un po' di chiarezza. A quanto pare l'Idv non sapeva nulla e quello che ha pubblicato l'annuncio (e ha anche risposto al telefono confermando tutto) sarà denunciato.
"Convegni? E quali? Si comincia a sentire odore di bufala. Le risposte date per telefono non ci convincono e proviamo a contattare il capo ufficio stampa nazionale del partito Fabiola Paterniti. «Non abbiamo mai avuto nel nostro ufficio stagisti, né li cerchiamo» spiega, e ci invita a chiamare la segreteria regionale del partito. Lo facciamo e l’ipotesi (della bufala) diventa certezza. «Non cerchiamo stagisti — precisa per telefono Vincenzo Maruccio, segretario regionale Lazio Idv — nè li abbiamo mai cercati. Abbiamo tutti i dipendenti in regola e non abbiamo mai fatto stage nè gratuiti nè a pagamento. È qualcuno che millanta di essere del partito e che si prenderà tutte le responsabilità del caso. Domani faremo formale denuncia». In serata arriva anche la nota ufficiale dell'Idv: «La segreteria regionale del Lazio comunica di non aver autorizzato nessuna iniziativa in tal senso, che va dunque considerata falsa e in ogni caso non riconducibile all'Italia dei Valori». Il caso (per ora) è chiuso".

Update 14.20. L'ufficio stampa nazionale dell'Idv ha inviato a Giornalettismo una nota nella quale fornisce ulteriori spiegazioni. Ecco uno stralcio. 
"La posizione offerta, che ha suscitato inadeguati e diffamatori attacchi al nostro staff, riguarda infatti gli uffici stampa personali del segretario romano dell’IdV Roberto Soldà e del vice segretario laziale Oscar Tortosa. Il riferimento al partito – cui peraltro non si fa cenno nella sua dimensione nazionale – è dunque legittimo, sebbene privo di qualsivoglia intento di coinvolgimento del partito stesso nel progetto in esame".