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Su Repubblica.it si parla delle potenzialità di internet per il lavoro sprecate dal nostro paese. Alcuni numeri fanno paura ma è una specie di scoperta dell'acqua calda. Però è sempre bene ricordarlo... Ne riporto alcuni stralci. 

"Dallo studio sugli ultimi quindici anni emerge che Internet ha creato 700 mila posti di lavoro, ne ha distrutti 380 mila con un saldo netto positivo di 320 mila posti. "Distrutti", non è un verbo scelto a caso: i posti perduti infatti "non sono privi di un costo sociale", come ha ricordato qualche giorno fa il presidente dell'Agcom Corrado Calabrò, e una società matura deve farsene carico, ma non chiudendo la porta al futuro.
Soprattutto in Italia, il paese che meno si sta avvantaggiando della ricchezza che la Rete porta alla economia. In Francia per esempio il risultato occupazionale è questo: un milione e 200 mila posti di lavoro creati in quindici anni, 500 mila perduti, saldo positivo 700 mila. In pratica, da noi ogni due posti perduti se ne creano tre, in Francia cinque. 
L'atteggiamento di chiusura delle piccole e media aziende verso la rete. I 700 mila posti di lavoro creati da Internet in 15 anni riguardano soprattutto le grandi aziende, le altre hanno invece un saldo zero: uno si crea e uno si distrugge. 
Che fare? Investire sulla rete, naturalmente, a partire dalle entrate impreviste dell'asta in corso per le frequenze dell'Internet mobile, come ha scritto Calabrò al governo e al parlamento. Ci si aspettavano 2,4 miliardi di euro: siamo già sopra i 3 miliardi. Ce n'è abbastanza per abbattere il digital divide, portando finalmente la banda larga in tutto il paese: "Il valore socioeconomico di coprire il 100 per cento della popolazione - sostiene Sacco - è più alto di quello di portare la banda ultra larga al 30 per cento della popolazione". In palio, c'è il nostro futuro prossimo: secondo la società di consulenza Boston Consulting, oggi in Italia Internet vale il 2 per cento del Pil, pari a 36,1 miliardi di euro: nel 2015 questo valore può raddoppiare, con una crescita annua fra il 13 e il 18 per cento". Dipende dalle scelte che faremo oggi".
giovedì 22 settembre 2011


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