Internet è bello ma solo se lo controllo

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Ieri il consiglio comunale di Civitavecchia ha approvato un regolamento sulle ripreseaudio-video durante le sedute di lavoro dell'assise cittadina.


1) tutte le sedute saranno seguite in diretta streaming, ma sarà eliminata la chat live e le riprese dovranno interessare soltanto i consiglieri comunali (niente panoramiche sul pubblico);
2) tutti i mass media dovranno presentare una richiesta al presidente del consiglio per poter effettuare riprese video (l'autorizzazione avrà valore per un anno) e lo stesso dovranno fare blog e cittadini;
3) saranno vietate riprese (con cellulari o altro) non autorizzate e i controlli saranno svolti dai vigili urbani.

Da un lato si sono apportate ulteriori modifiche per quanto riguarda la diretta streaming del Comune (privacy del pubblico con inquadrature solo su consiglieri e assessori, comunicazione della registrazione della seduta e abolizione dei commenti a margine della pagina della diretta) che con uno sforzo si possono pure comprendere. Dall'altro però questo slancio di trasparenza viene attutito da una serie di provvedimenti che sembrano voler porre degli argini a fenomeni inarrestabili come quelli di smartphon e tablet, social network e siti di condivisione dei video (uno su tutti: You Tube).

Si parte dal presupposto che chi si candida ad una carica pubblica (sul concetto di “pubblico” si possono avere delucidazioni su dizionari, magari cartacei vista l'allergia di alcuni politici alla rete...) lo faccia di sua spontanea volontà e sia consapevole che, una volta eletto, ciò che dice e fa nelle sedute pubbliche di un consiglio comunale sia sotto gli occhi di tutti.

Quello che preoccupa la politica è l'uso distorto che un singolo personaggio armato di telefonino possa fare dei video che realizza e diffonde sulla rete. Quindi si taglia la testa al toro e si tappano gli obiettivi dei dispositivi che non hanno avuto l'autorizzazione (della validità di un anno). Quindi se per entrare all'aula consigliare di Civitavecchia nessuno ti chiede un documento perché, essendo un luogo pubblico, non ce n'è bisogno, allo stesso tempo non puoi riprendere nulla se non chiedi il permesso al Comune.

Sfuggono, evidentemente, alcuni particolari. Primo fra tutti la responsabilità personale che un utente ha nel pubblicare determinati contenuti video. Semmai si fosse passato del tempo su You Tube, tanto per fare un esempio, si sarebbe notato che esiste la possibilità di segnalare il video come inappropriato. Tanto per essere di pubblica utilità è quel pulsante con la bandierina che si trova sotto i video. Ogni social network o sito di condivisione di contenuti lo ha. In caso di segnalazione, dopo controllo da parte di chi gestisce il sito, il video se davvero offensivo sarà cancellato e si rischia anche la cancellazione del profilo.

Senza dimenticare, poi, che è possibile anche presentare una denuncia presso le forze dell'ordine. E non si mettano in ballo i profili “fake” (cioè falsi) perché le forze dell'ordine hanno tutti i mezzi per risalire alla reale identità a meno che non ci si imbatta in un hacker fenomenale di cui a Civitavecchia fino ad ora non abbiamo avuto tracce.

Se poi si vuol essere pignoli andrebbe fatto notare che il fenomeno dei fake e delle offese per la politica civitavecchiese si è scatenato sotto campagna elettorale spesso fomentato da personaggi vicini proprio agli schieramenti in lizza per il Pincio.

L'idea di fondo che trasmette tutto questo è che si cerchi maldestramente di porre dei limiti ad un fenomeno tecnologico-sociale che passa (ed è già passato) sopra tutto e tutti. Un po' come tentare di fermare un fiume in piena costruendo argini con gli stuzzicadenti. 
 
Ora il discorso da Civitavecchia si può allargare perché di tentativi di questo tipo se ne contano anche altrove. Se un politico, nel 2012, non capisce che volente o nolente la sua reputazione e la sua immagine passano inevitabilmente anche attraverso il mare magnum dei social network e della rete in generale forse, semplicemente, non dovrebbe fare il politico...  

Se si pensa che la soluzione sia quella di bloccare la possibilità di milioni (perché di questi numeri stiamo parlando a livello italiano) di utenti di fare ciò che vogliono con video che ritraggono personaggi pubblici, in luoghi pubblici durante manifestazioni pubbliche significa partire col piede sbagliato. 

Il politico del 2012 monitora la sua immagine sul web, risponde e, se si sente infamato, reagisce nelle sedi opportune. Se ritiene tutto questo troppo faticoso c'è sempre l'opzione di cambiare mestiere...
giovedì 30 agosto 2012


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