DELL’UTRI E LO STALLIERE DI ARCORE

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Può il bianco diventare nero? Può qualcosa che è imprescindibilmente legata al mondo dell’illegalità tramutarsi, di colpo, in un percorso meritorio da prendere ad esempio. Può, insomma, un mafioso diventare un chirichetto?

In un paese normale no. Ma in Italia, terra di Santi, Poeti, Navigatori e Ribaltafrittate si. Così ecco che Marcello Dell’Utri ieri su Klauscondicio, programma in onda su youtube, ne spare nel giro di tre minuti due grosse come una casa.


Partiamo dall’ultima che riguarda la Resistenza. «I libri di storia – ha detto -, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione».


Certo, perché il problema degli italiani non è arrivare a fine mese, oppure trovare qualcuno che di dia un mutuo con il cococo. E’ sentirsi dire che i Fascisti erano bambini incompresi e maltrattati dai Partigiani. Mah.


Ma, tenetevi forte, il bello deve ancora venire per prima di questo ulteriore sfondone, Dell’Utri ne aveva servito un altro di ben altra caratura sul mafioso Vittorio Mangano, conosciuto da molti come lo stalliere di Arcore.


«Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all'ergastolo, è morto per causa mia - ha dichiarato Dell'Utri -. Mangano era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E' un eroe, a modo suo».


Un eroe? Ma davvero?! Allora leggetevelo bene chi era questo eroe.


VITTORIO MANGANO


(Palermo, 18 agosto 1940Palermo, 23 luglio 2000) è stato un criminale italiano legato a Cosa Nostra, conosciuto - attraverso le cronache giornalistiche che hanno seguito gli iter processuali che lo hanno visto coinvolto - con il soprannome di lo stalliere di Arcore.


Fu indicato al maxiprocesso di Palermo, sia da Tommaso Buscetta che da Totò Contorno, come uomo d'onore appartenente a Cosa Nostra, della famiglia di Pippo Calò, il capo della famiglia di Porta Nuova (della quale aveva fatto parte lo stesso Buscetta).


Fu stalliere (con funzioni di amministratore) nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nella quale visse tra il 1973 e il 1975. Era stato proposto per quell'incarico da Marcello Dell'Utri.[1] Il 28 novembre 1986 un attentato dimamitardo alla villa milanese creò danni alla cancellata esterna e Berlusconi parlando al telefono con dell'Utri accusò Mangano.


Il nome di Mangano viene citato dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino in una sua intervista, rilasciata il 19 maggio 1992 (ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi), riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica, due mesi prima di essere ucciso nell'attentato di via d'Amelio. Borsellino affermò nell'intervista che Mangano era "uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia".[2] [3]


Il 19 luglio 2000 Mangano fu condannato all'ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovambattista Romano, quest'ultimo vittima della "lupara bianca" nel gennaio del 1995. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l'esecutore materiale.[4] Verrà inoltre sospettato di aver rapito il principe Luigi D'Angerio dopo una cena alla villa di Silvio Berlusconi, il 7 dicembre 1974.


Il pentito Salvatore Cancemi divulgò la notizia che la compagnia Fininvest di Berlusconi, attraverso Marcello Dell'Utri e Mangano, pagò a Cosa Nostra 200 millioni di lire (100.000 euro) annualmente e in base agli accordi presi con Cancemi,[5][citazione necessaria] in cambio di una legislazione che avrebbe favorito Cosa Nostra, in particolare l'articolo 41 bis che regolamenta le prigioni.[citazione necessaria] Invece non solo il 41 bis venne rinnovato durante l'ultimo governo Berlusconi, ma reso definitivo.


Mangano, malato di tumore, morì pochi giorni dopo la sentenza, il 23 luglio 2000, in carcere, dov'era già da cinque anni per reati per cui era stato precedentemente condannato (traffico di stupefacenti, estorsione).[6]


Chiudo con una domanda a Marcello Dell’Utri: se Mangano è stato, a modo suo, un eroe, tutte le persone che lui e i suoi compari della mafia hanno ammazzato ingiustamente come li possiamo definire?

mercoledì 9 aprile 2008


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6 commenti:

Webmaster ha detto...

Ciao, scusa il ritardo...ti ho appena linkato sul mio blog. Visitalo per verificare.
P.S. Grazie per avermi linkato
Ciao

Donna Cannone ha detto...

perchè non istituiscono il premio nobel per la faccia da culo?
Con i campioni che abbiamo, sarebbe nostro per sempre, e almeno servirebbero a qualcosa, e le loro straminkiate planetarie avrebbero il giusto riconoscimento.

DS ha detto...

quest'uomo è l'emblema di che mani gestiscono l'italia!
in vista delle prossime importantissime elezioni, volevo segnalarti un documento che ho linkato nel mio ultimo post!
tommi - www.bloginternazionale.com

Anonimo ha detto...

si capisce perchè è così amico di silvio: sono praticamente uguali.

il nostro giovane futuro premier ha ribadito che i magistrati devono essere controllati periodicamente per vedere se hanno malattie mentali.

che uomo di stato! quasi come craxi!

LauBel ha detto...

terribile, questa storia più la leggo e più mi fa una rabbia... ma la gente si informa?????

Debris ha detto...

Debris,il giorno dopo,il nove,l'Ansa ripresa in pratica solo da Repubblica.....riportava le parole del candidato Silvio Berlusconi che avvallava la posizione di Marcello dell'utri...

Vittorio Mangano è un eroe.

Nell'assoluto silenzio generale Silvio Berlusconi è stato eletto.
In qualunque altro paese del mondo democratico la notizia avrebbe fatto il giro di tutti i TG e di tutte le prime pagine,avrebbe,soprattutto,non solo provocato la canea dei vari interventi ma l'azione immediata e decisa dei vertici delle altre componenti del PDL..che sono state zitti e in silenzio.